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La Russia congela il gas, la Finlandia punta sulle rinnovabili: le isole galleggianti di Helsinki

Di Valentina Chabert

A più di tre mesi dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina, la Finlandia è la prima vittima del braccio di ferro tra gli Stati europei e la Russia sul pagamento delle forniture di gas. Il rifiuto di Helsinki di pagare in rubli ciò che per contratto doveva essere pagato in euro e la storica decisione di aderire alla NATO ha infatti spinto il Cremlino a chiudere il rubinetto e tagliare ogni fornitura di metano a partire dal 21 maggio.


Ciononostante, il congelamento del gas potrebbe non avere un impatto così rovinoso per l’economia finlandese: in totale, il Paese importa il 34% delle proprie fonti energetiche da Mosca; tuttavia, il consumo di metano ammonta appena al 5%, poiché il riscaldamento di case ed edifici industriali viene affidato a sistemi alimentati a legname, carbone o rifiuti.


A fronte delle dichiarazioni della premier Sanna Marin di “volersi liberare dalle fonti fossili russe”, la Finlandia intende affidare il riscaldamento delle proprie città interamente a fonti rinnovabili partendo proprio dalla capitale, che ad oggi impiega ancora energia proveniente da centrali alimentate a carbone per oltre il 92%.


A tal proposito, con il lancio del concorso “Helsinki Energy Challenge”, la città ha offerto la possibilità a migliaia di professionisti di tutto il mondo di presentare le proprie proposte per la riduzione della dipendenza dalle fonti fossili. A trionfare è stato il torinese Carlo Ratti con il progetto Hot Heart, che prevede la costruzione di dieci isole galleggianti nel mare di fronte alla capitale, le quali fungeranno da serbatoi di acqua calda ottenuta tramite energia rinnovabile. Il calore accumulato dall’acqua potrebbe poi essere rilasciato attraverso il sollevamento di cupole poste al di sopra delle isole: esse diventeranno quindi grandi serre galleggianti da destinare a luoghi di svago per abitanti e turisti.


Poiché il riscaldamento di una città nordeuropea di oltre 650 mila abitanti richiede l’accumulo di enormi quantità di energia termica, le isole avranno un diametro di 225 metri e saranno profonde oltre dieci, con uno spesso strato di isolante termico lungo tutta la superficie esterna con il fine di ostacolare la perdita di calore verso il mare. L’acqua verrà scaldata tramite pompe di calore che estrarranno il calore dal mare, portando il serbatoio fino a 80°C alla fine dell’estate. Con l’immissione dell’acqua nel sistema di teleriscaldamento cittadino, la temperatura scenderà gradualmente, fino ad arrivare ai 5 gradi all’inizio dell’estate successiva.


L’energia per scaldare l’acqua dovrà provenire da centrali solari ed eoliche distribuite lungo la costa, che utilizzeranno l’accumulo termico e soprattutto gli eccessi di produzione: le isole, pertanto, avranno la funzione di batterie di calore per regolarizzare la produzione elettrica intermittente da fonti rinnovabili.


Il successo del sistema deriva in modo particolare dalla propria economicità e semplicità nell’integrazione con le attuali reti di teleriscaldamento. In particolare, le isole avranno un costo di circa un miliardo di euro, che però verrà recuperato tramite una riduzione dei costi di riscaldamento per i cittadini di Helsinki pari al 10%. Inoltre, l’energia solare ed eolica vedono ancora prezzi nettamente minori di gas, petrolio, carbone e nucleare, e non sembrano esserci all’orizzonte particolari preoccupazioni di scarsità e volatilità dei prezzi dell'energia che invece caratterizzano i combustibili fossili.


Sebbene Helsinki sarà il primo contesto cittadino in cui verrà applicato e testato il progetto, l’idea delle isole galleggianti è del tutto replicabile in qualunque città dotata di un affaccio su mari, laghi e bacini idrici. A tal proposito, Amsterdam e Stoccolma hanno già mostrato interesse per questo modello di riscaldamento a impatto zero.


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