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La volatilità dei prezzi come motore della decarbonizzazione? Uno sguardo alle imprese

Di Valentina Chabert


In un’indagine dello scorso anno condotta da Centrica Business Solutions, l’instabilità dei mercati si è posizionata in cima alla lista dei rischi percepiti dalle aziende italiane. A ben vedere, a due anni dall’inizio della pandemia e in pieno conflitto sul fronte dell’Est, i prezzi dell’energia in forte rialzo hanno generato importanti perturbazioni nel mercato: la crescita della richiesta di gas, in particolare, ha portato i costi dell’energia nel nostro Paese ai massimi storici, con un aumento nel primo trimestre 2022 del 131% per l’elettricità e del 94% per il gas naturale. Un trend confermato anche negli altri Paesi europei, come Germania, Francia, Spagna, Regno Unito e Paesi Bassi.


Nello scenario descritto appaiono particolarmente evidenti le motivazioni che hanno spinto numerosi Governi ad un ri-orientamento verso le fonti fossili per la generazione di energia, sebbene tale strategia sia fortemente suscettibile di vanificare gli sforzi sinora intrapresi per il raggiungimento dell’obiettivo siglato a Parigi di limitare l’aumento delle temperature a 1,5° C. Tuttavia, seppur rimanendo coscienti della destabilizzazione che l’aumento dei prezzi dell’energia è in grado di causare alle imprese - ed in particolare alle aziende energivore -, lo spartiacque della storia che stiamo attraversando e che si concretizzerà nei prossimi mesi potrebbe tramutarsi in opportunità favorevoli per la comunità degli affari. Di fatto, ora più che mai le imprese hanno la possibilità di investire in soluzioni energetiche che le rendano resilienti all’andamento del mercato e possano supportarle, al contempo, a raggiungere il Net Zero.


Esempi virtuosi del perseguimento di nuove strategie di generazione dell’energia sono già presenti sul mercato: sebbene l’energia non rappresenti il core business della totalità delle aziende della Penisola, sembra germogliare una nuova consapevolezza dell’idealità dell’attuale crisi energetica per la pianificazione di un’efficace strategia di decarbonizzazione. In questo senso, i prezzi dell’energia potrebbero fornire alle imprese il giusto impulso per ideare soluzioni capaci di tutelarle dall’aumento dei costi energetici e, allo stesso tempo, introdurle verso un percorso di riduzione delle emissioni.


A tal proposito, l’autoproduzione di energia è divenuto un fenomeno piuttosto affermato e diffuso nel mondo del business: i contratti di acquisto di energia – i cosiddetti Power Purchase Agreements (PPAs) – da parchi solari o eolici, onshore e offshore, costruiti appositamente, rappresentano infatti un’opportunità determinante per la riduzione delle emissioni di CO2. Segno della popolarità incalzante tra le imprese, i PPA sono stati impiegati da grandi colossi IT come Google – che necessita di grandi quantitativi energetici per i propri datacenter – ma anche da aziende non tecnologiche, tra cui Nestlé e Ferrero.


In alternativa, l’installazione di soluzioni di energia rinnovabile di proprietà o con soluzione finanziata (PPA on site) ha interessato, in Europa, numerosi impianti fotovoltaici, che per il solo anno 2021 hanno raggiunto i 25,9 GW di nuova capacità installata – pari ad un aumento del 34% rispetto al 2020. E le previsioni indicano che la capacità commerciale globale degli impianti fotovoltaici potrebbe più che raddoppiare entro il 2026.

Di estremo vantaggio per le imprese, queste nuove modalità di acquisizione dell’energia consentirebbero di ottenere un risparmio sicuro sui costi, così come di creare innovative fonti di reddito in tempi di incertezza geopolitica, quando gli aumenti dei prezzi comportano un rischio per la sicurezza energetica e la sostenibilità. Con le opzioni di finanziamento per le infrastrutture energetiche, inoltre, è possibile contrastare la volatilità dei prezzi e mantenere il controllo sulla spesa per la fornitura energetica, in quanto l’azienda è in grado di fissare il prezzo dell’energia per tutta la durata contrattuale e con una tariffa inferiore rispetto a quella della rete.


Resta tuttavia da considerare come la decarbonizzazione non sia una soluzione standardizzata, bensì necessiti di un approccio mirato e su misura da parte delle singole realtà. La maggior parte delle imprese, infatti, ritiene concreta la minaccia della redditività aziendale come ostacolo alle strategie per la decarbonizzazione, dubitando fortemente della possibilità che si possa perseguire un approccio win-win a beneficio tanto dell’ambiente, quanto della salvaguardia dei profitti. Ciononostante, è consolidato come le aziende più lente ad abbracciare un approccio green siano più prone a rischi reputazionali ad alto costo: la sostenibilità – auspicata da clienti, dipendenti ed azionisti – si trasforma quindi in un potenziale investimento che nel lungo termine consentirà una maggiore sicurezza nell’approvvigionamento energetico, la fornitura di energia pulita e accessibile e, non da ultimo, un futuro sostenibile per l’azienda stessa. Introdurre soluzioni per la generazione di energia pulita costituirà la condizione fondamentale per un’azienda resiliente, che non dovrà essere costretta ad agire nell’avvenire a causa di nuove regolamentazioni o prezzi ancora più elevati.


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