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Le nuove infrastrutture fossili dell’UE verso un contenzioso dinanzi alla Corte di Giustizia?

Di Valentina Chabert




In seguito all’iniziativa di un gruppo di Organizzazioni Non Governative (ONG) che operano in ambito ambientale, decine di nuovi progetti europei del gas per un valore complessivo di oltre 13 miliardi di euro rischiano di finire dinanzi alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea. Oggetto della contestazione la compatibilità delle nuove infrastrutture con gli obiettivi dei 27 Stati membri per la riduzione delle emissioni e la lotta ai cambiamenti climatici.


Anche EastMed - il gasdotto lungo 1900km del valore di quasi 7 miliardi di euro che dovrebbe collegare, attraverso la Grecia, i giacimenti offshore del Mediterraneo Orientale (Cipro e Israele) all’Italia – è finito nel mirino delle associazioni ambientaliste, che hanno sfruttato le nuove possibilità di accesso alla giustizia a livello comunitario introdotte da una riforma del 2021.


Di fatto, cittadini e ONG hanno ora l’opportunità di chiedere che le istituzioni europee – la Commissione in questo caso – rivedano una decisione che abbia presumibilmente, secondo i ricorrenti, violato le normative ambientali. Pertanto, la Commissione potrà fornire una risposta ufficiale entro 16 settimane (prorogabili fino a 22 settimane) dalla data di ricezione della contestazione.


Nondimeno, se i ricorrenti riterranno che la risposta di Bruxelles non risulterà soddisfacente, sarà possibile citare in giudizio la Commissione davanti alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea.


Le infrastrutture in oggetto si inseriscono nella quinta lista di progetti di interesse comune europeo (Projects of Common Interest, PCI) pubblicata a novembre dello scorso anno ed entrata in vigore nel mese di aprile, i quali prevedono vantaggi considerevoli tra cui autorizzazioni accelerate e la possibilità di accedere ai fondi europei.


Secondo le organizzazione, Bruxelles non ha effettuato un’adeguata valutazione degli impatti delle infrastrutture in materia di emissioni di CO2 e metano. Queste ultime, in particolare, risultano piuttosto problematiche in un’ottica futura, poiché hanno un impatto sul riscaldamento atmosferico di ben 86 volte in più dell’anidride carbonica e sfuggono spesso a controlli a causa di perdite da pozzi e tubazioni.


Per le ONG, la lista delle infrastrutture europee del gas contrasta con la legislazione climatica dell’Unione Europea e con gli Accordi di Parigi sottoscritti nel (già lontano) 2015.






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